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Novità
 
 
 Mese dopo mese ascolto il tuo cuore, Puglia
 
  da "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 18/05/2003

di Giuseppe De Tomaso

Se Ulisse tornasse a vivere sarebbe un pugliese. Oggi la sua Itaca è una penisola di ottocento chilometri di costa, la cui gente somiglia parecchio all'eroe di Omero. E' Ulisse il personaggio mito che meglio rappresenta la pugliesità, l'identità di una popolazione: affamata del nuovo e custode del vecchio, concreta e appassionata della poesia, amante delle antitesi e aperta alle mediazioni, infedele e fedele allo stesso tempo. (…)

L'ultima opera di Giacovazzo è un atto di studio, ma soprattutto d'amore nei confronti della sua Puglia, che pochissimi conoscono come lui, scrittore che unisce la curiosità tipica del cronista a caccia di storie alla conoscenza, tipica del ricercatore, del testimone del passato, costume e sentimento della sua terra. Se in Puglia.

Il suo cuore il protagonista invisibile è il moderno Ulisse, Giacovazzo si assume il compito di novello Virgilio, conducendo per mano il lettore - scopritore attraverso un viaggio lungo un anno, scandito mese per mese da dodici incroci fascinosi di tradizione e cultura, arte e religione, passioni e ragioni, paesaggi, macro-storie e micro-storie.

Diciamo subito che il libro è bello e rapinoso, non solo per i contenuti. Bello, perché anche la grafica, la copertina e le foto scelte sono di classe (complimenti all'editore). Rapinoso, perché si legge tutto d'un fiato e, come un "livre de chevet", si presta alla rilettura, tanto certi fatti narrati sono seducenti (alcuni sono inediti o del tutto dimenticati). (…)

Se L'Italia, come lamentava Ugo Ojetti, è una nazione senza antenati e senza posteri, dove conta solo il presente, Giacovazzo non si accoda alla cattiva coscienza. I protagonisti del pensiero, i maggiori della Puglia, rivivono nella loro attualità. (…)

Ma la Puglia illustrata e raccontata da Giacovazzo non è quella dei Grandi, più o meno ricordati o dimenticati. E' anche la Puglia della gente semplice, le cui storie paesane nel borgo si tramandano di padre in figlio senza interruzioni. E' la Puglia degli accadimenti paesani, delle storielle, dove la "pietas" a volte si accompagna al grottesco e dove la farsa immancabilmente si conclude con un piccolo estratto di ironia e autoironia, a volte persino involontaria, che raramente sfocia nel sarcasmo. Siamo una bella terra, non c'è dubbio.

Giacovazzo ne scrive da "reporter" dell'anima e dei luoghi, ma il suo è il sentimento dell'innamorato. I pugliesi sono tipi strani: non fanno gruppo come gli altri meridionali. Ad un certo punto è parso addirittura che la Storia si sia dimenticata di noi, smarriti tra coloro che facevano storie (Bizantini, Longobardi, Franchi, Aragonesi, Svevi, Angioini, Normanni). (…)

"Ma il silenzio - sottolinea Giacovazzo - non era morte. Il grande miracolo della Puglia sta in questa carsica, silenziosa continuità nella storia, che sembra andare oltre gli stessi avvenimenti di cui fummo vittime e spettatori. Il "popolo di formiche" non morì: era già popolo." (…)

Ecco perché non possiamo non amarla, la nostra Puglia, come fece Ulisse con Penelope e Itaca; e, soprattutto, come farà Federico II, anche lui fedifrago d'alcova, ma l'unico ad aver amato la Puglia da re.


 
 
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