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Novità
 
 
 Tra i misteri di quel delitto l'Italia si risvegliò adulta
 
  da "La Repubblica" del 06/03/2003

di Lello Parise

"Mattina del 9 maggio 1978. Sigla del Tg1… Ecco Frajese in diretta: "E' arrivata la conferma: l'uomo morto è Aldo Moro". E' passato un quarto di secolo. Quella ferita non rimargina. Giuseppe Giacovazzo non dimentica di essere un giornalista, prima ancora che un amico dello statista democristiano giustiziato dalle Brigate rosse.

Così dopo venticinque anni dal dramma di via Caetani (…) scrive un libro a metà fra la cronaca e le emozioni, la ragione (dei fatti) e la delusione (umana, non professionale) per i "rarissimi mea culpa in un Paese dove il trasformismo è ritenuto malattia incurabile". (…)

Una storia lunga 146 pagine, quella di Giacovazzo. Quasi un epigramma, che, lumeggiava Curzio Malaparte, è una pistola corta e ammazza più sicuramente di un archibugio. (…) Giacovazzo dà l'impressione di non arrendersi davanti alle spiegazioni che i protagonisti hanno dato dell' Affaire, copme lo aveva definito Leonardo Sciascia. (…)

Ancorchè lo stesso Giacovazzo riconosce di non voler praticare "l'esercizio vano e infruttuoso" che consiste nella ricerca delle responsabilità: "Si tratta piuttosto di prendere coscienza, apertamente, del significato profondo di una tragedia che ha separato il popolo dalla politica". (…)

L'altra faccia del libro racconta "gli amici a Bari che lo aspettavano ansiosi", il terrazzo della casa natale a Maglie, come a Taranto gli anni del liceo e dell'Azione cattolica ostacolata dal regime. (…)

Ha abbastanza memoria, Giacovazzo, da ricordare fin nei minimi particolari aneddoti, battaglie politiche, vezzi - "Gli piacevano le cravatte di Charvet, a Parigi" - vizi - "Ci fumò sopra una delle sue Turmac, la sigaretta preferita: due, tre al giorno" - Pasiioni - "Amava il teatro. Per passatempo c'erano sempre i western". Alla fin, una certezza malinconica: "Rapirono Moro a marzo, ed eravamo ragazzi. Lo uccisero a maggio, ed eravamo adulti".


 
 
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